martedì 28 ottobre 2014

Impara a essere felice


E molto difficile descrivere che cosè la felicità. Non è materiale o economica, dipende. Non ha ne colore sapore ne odore o forma , forse la felicità è  anche scoprire il sesto senso che ti fa ricordare di averne altri cinque, come scrive Paolo Crepet nel suo libro Impara ad essere Felice, Einaudi.

Tutti nasciamo felici ma presto ci dimentichiamo questa condizione, volatile,  imparare ad essere felici è alla portata di tutti, basta riconoscere questa sobria possibilità, fermo restando che chi è infelice è facilmente manipolabile all'infelicità. Sta a noi scegliere.

giovedì 16 ottobre 2014

ASPO Italia e lo Sblocca Italia


Cos'è ASPO-Italia?
ASPO-Italia è la sezione italiana dell'associazione scientifica ASPO (Association for the Study of Peak Oil) il cui scopo principale è lo studio del Picco del Petrolio, delle sue gravi conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali, e della mitigazione di questi effetti. Si occupa inoltre dell'esaurimento delle risorse non rinnovabili, dell'inquinamento, dei cambiamenti climatici, e più in generale dei limiti alla crescita economica. ASPO-Italia è formata principalmente, ma non solo, da studiosi ed esperti nei campi dell'energia, delle risorse, dell'economia e dell'ambiente.
Cos'è il Picco del Petrolio?
Il Picco del Petrolio (Peak Oil, in inglese) è il momento in cui la produzione petrolifera di una regione, di una nazione o del mondo raggiunge il suo massimo. Dopo questo punto, essa declina inesorabilmente, con pesanti conseguenze sulla disponibilità di energia. Una fondamentale prova della correttezza di questa teoria fu data da M. King Hubbert quando, nel 1956, predisse correttamente che il picco della produzione petrolifera degli Stati Uniti sarebbe avvenuto intorno al 1970.

Clicca per una presentazione grafica sul Picco del Petrolio.


ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE L'ALLEGATO PDF
commenti sul Decreto sblocca Italia del 29 settembre 2014

Di Luca Pardi
Testo portato all'audizione del 29 settembre all'VIII Commissione (Ambiente) della Camera nell'ambito dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto cosiddetto "Sblocca Italia".
In questo documento ci limiteremo a commentare il cosiddetto decreto “Sblocca Italia” nella parte che riguarda il piano di sviluppo delle risorse di idrocarburi nazionali. Non toccheremo, se non marginalmente, gli aspetti ambientali del suddetto sviluppo, certi che altre organizzazioni ambientaliste siano in grado di farlo meglio di noi, e svilupperemo invece un ragionamento quantitativo ed economico sugli idrocarburi e, in particolare, sul petrolio che è il nostro argomento statutario principale...

mercoledì 8 ottobre 2014

Bozza proposta di legge - Clima Bene Comune - scuola e antropocene

Proposta di legge
scuola e antropocene
CLIMA BENE COMUNE

Relazione illustrativa:
Sulla base degli elaborati dell’IPCC ( Intergovernmental panel of Climate Change) le tre sezioni presentate, sul Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici rispettivamente dedicate a:
1 fondamentali fisici
2 impatti, adattamento e vulnerabilità
3 mitigazione

sono il frutto della verifica e moderazione dei più recenti studi scientifici, a tutt’oggi costituiscono quanto di più completo aggiornato e affidabile possa esprimere la comunità scientifica internazionale su questi temi cruciali per l’umanità, che confermano le preoccupazioni per il futuro climatico e ambientale del pianeta.
Il riscaldamento atmosferico è inequivocabile ed esteso a tutto il pianeta, gli oceani si sono riscaldati, la deglaciazione prosegue in tutto il mondo e i livelli oceanici di conseguenza sono cresciuti, oltre ad aver assorbito circa il 30% di CO2 acidificandosi, la concentrazione di gas serra, principalmente biossido di carbonio (+ 40% dell’era preindustriale, 400 ppmv), metano e protossido di azoto, è ai massimi livelli da almeno 800.000 anni: alla luce di tutti questi dati a confronto è <<estremamente probabile>> che l’attività umana sia la causa dominante del riscaldamento osservato da metà secolo (forzante radiativo antropogenico circa +2.29 W/m2 nel 2011 rispetto al 1750), trascurabile invece il contributo dell’attività solare (solo +0.05 W/m2)
Entro la fine del XXI secolo è previsto un riscaldamento di 0.3 – 4.8 °C, ondate di caldo più frequenti e prolungate, ondate di freddo più rare, cambiamenti irregolari nel ciclo dell’acqua, scomparsa estiva della banchisa artica probabilmente dopo metà secolo, riduzione del volume dei ghiacciai globali da 15-55% (scenario migliore) a 35-85% (scenario peggiore), aumento dei livelli marini probabilmente tra 26 e 82 cm, oltre ai 19 già osservati.
I cambiamenti climatici sono già tra noi e l’efficacia delle azioni di mitigazione e adattamento attraverso strategie sia individuali, sia collettive e governative messe in atto in questi anni, saranno cruciali nel determinare il livello di esposizione dell’umanità ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici nel XXI secolo.
Per avere elevate probabilità di limitare a 2°C il riscaldamento entro il 2100, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera dovrebbe stabilizzarsi entro 450ppmv, attraverso drastiche riduzioni delle emissioni globali del 40-70% nel 2050 rispetto 2010. Ogni ritardo nell’attuazione di tali politiche renderà gli effetti benefici per l’ambiente e l’umanità più tardivi e marginali, mentre i costi finali cresceranno e i guasti potranno divenire irreversibili e difficilmente gestibili in termini di adattamento. Un nuovo studio del Joint Research Centre della Commissione Europea (Climate Impacts in Europe. The JCR Peseta II Project) indica che in assenza di azioni contro i cambiamenti climatici, sono da attendersi entro questo secolo perdite economiche per 190 miliardi di Euro in Europa a causa di maggiori eventi meteo estremi, crisi nei raccolti agricoli, incendi boschivi, erosioni costiere, alluvioni ed emergenze sanitarie (htpp://peseta.jrc.ec.uuropa.eu/ htpp://publications.jrc.ec.europa.eu)

L’IPCC nel 2007 è stato insignito con il Premio Nobel per la Pace, e Il Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici IPCC, condiviso e sottoscritto all’umanità da 195 stati nel mondo, è un documento straordinario oltre che di elevatissima importanza per la diffusione della conoscenza scientifica a livello mondiale, per lo studio degli effetti antropogenici e le sue ripercussioni, visto e considerato la crescita della popolazione mondiale in un pianeta finito e della conseguente pressione per l’approvvigionamento delle materie prime che non sono illimitate, oltre all’aumento della domanda del fabbisogno energetico, è opinione condivisa , che la cosa più preziosa di cui disponiamo è l’ambiente naturale in cui viviamo e che è unico e anch’esso limitato, dunque è compito, di uno Stato democratico, facilitare la diffusione del sapere scientifico attuale, oltre a stimolare la consapevolezza della limitatezza delle risorse non rinnovabili e la condivisione di queste ultime col fine primario di scongiurare conflitti armati per la suddivisione delle risorse.
L'IPCC, organismo internazionale istituito nel 1988 per far luce sul sapere scientifico sui cambiamenti climatici, è la più autorevole fonte internazionale sulla scienza del clima. I rapporti dell'IPCC sintetizzano la più accreditata letteratura scientifica- peer reviewed- cioè letteralmente valutata anonimamente da esperti “alla pari”- sul tema, e sono approvati dai governi. L'unicità dell'IPCC è data proprio dalla natura scientifica e intergovernativa del Panel: approvando i rapporti dell'IPCC, i governi infatti ne riconoscono l'autorevolezza scientifica, e offrono ai decisori un'informazione scientifica rigorosa ed equilibrata. I rapporti di valutazione sui cambiamenti climatici sono prodotti ad intervalli regolari- ogni sei anni; ad essi saltuariamente vengono affiancati rapporti speciali e metodologici. Ogni rapporto di valutazione si compone in realtà di tre rapporti specifici, prodotti da tre distinti gruppi di lavoro, e da un rapporto di sintesi. Il primo gruppo di lavoro produce il rapporto sulla scienza fisica del clima (WGI – The Physical Science Basis); il secondo rapporto sugli impatti, la vulnerabilità e ladattamento (WGII – Impacts, Adaptation and Vulnerability); il terzo, infine il rapporto sulla mitigazione del cambiamento climatico (WGIII – Mitigation of climate change).

visto il Quinto Rapporto di Valutazione AR5 http://www.ipcc.ch/
vista la Convenzione Quadro sul Cambiamento Cliamtico UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change
vista l'Agenda 21 ed il Millennium Development Golas
visto il Protocollo di Kyoto
visto l'OECD Environmental Outlook to 2050, The Consequences of Inaction, rapporto preparato con la collaborazione dell'Agenzia per la Valutazione dell'ambiente olandese, PBL 
visto l'UNEP, United Nations Environment Programme
visto WITCH, World Induced Technical Change Hibryd Model, modello di valutazione integrata disegnato per valutare gli impatti delle politiche climatiche sui sistemi economici, e per capire le risposte ottimali dei sistemi economici ai cambiamenti del clima.
visto EEA Techincal report. No 13/2007 Climate Change: the cost of inaction and the cost of adaptation
visto UN-REDD Reduction of Emission from Deforestation and Forest Degradation www.un-redd.org
vista la Dichiarazione di Torino

( citazioni tratte da SMI Società Meteorologica Italiana Nimbus e - CLIMA BENE COMUNE - di Luca Mercalli e Alessandra Goria)


Citazione delle pagg 123 124 del recentissimo testo scolastico edito nel Marzo 2014 da Scienze Zanichelli – La fisica dei cambiamenti climatici- di Claudio Romeni –

Per una cittadinanza responsabile:
(…) L'umanità deve pertanto fronteggiare i cambiamenti climatici mettendo in atto strategie di mitigazione, attraverso azioni che riducano le emissioni di gas serra nell'atmosfera, e strategie di adattamento alle conseguenze ambientali derivanti da tali cambiamenti.
La comunità scientifica chiamata a fornire indicazioni relative all'impatto antropogenico sul clima e ai rischi che questo comporta a livello ambientale. A partire da questa attività di valutazione del rischio, alla scienza spetta il compito di individuare le scelte possibili in termini sia di mitigazione sia di adattamento. Tuttavia la gestione del rischio è un'attività che attiene anche alla sfera politica e che coinvolge l'intera collettività nel decidere quali opzioni perseguire. In particolare, ogni azione di mitigazione comporta scelte economiche che ridefiniscono l'impiego dei combustibili fossili e l'uso del territorio. Ciò rappresenta il principale ostacolo alla messa a punto di scelte condivise tra le varie nazioni.
Pur essendo le principali responsabili dell'attuale livello di emissioni, le nazioni più sviluppate si oppongono a una riconversione, ritenuta eccessivamente onerosa, verso modelli economici basati sul progressivo abbandono dei combustibili fossili a favore di tecnologie aventi maggiore sostenibilità ambientale. Dal canto loro, le nazioni in via di sviluppo considerano la disponibilità di energia a basso costo derivata dei combustibili fossili, in particolare il carbone, uno dei fattori necessari per assicurare un benessere crescente alle loro popolazioni.
In realtà, da entrambi i punti di vista si compie un grave errore di prospettiva: il costo ambientale derivante dall'utilizzo dei combustibili fossili verrà pagato da tutti, indipendentemente dal godere o meno dei benefici temporanei che esso arreca.
La spinta convergente di nazioni come Stati Uniti e il Canada da un lato e al Cina dall'altro ha portato al sostanziale fallimento del <<Protocollo di Kyoto>> , il cui scopo era quello di promuovere una mitigazione a livello mondiale delle emissioni di gas serra.
Comprendere natura e origine dei cambiamenti climatici, valutare i rischi che essi comportano, contribuire a operare scelte di mitigazione e adattamento: solo lunga questa traiettoria si può sviluppare una cittadinanza responsabile in una Unione Europea che si distingua nello scenario internazionale per un'azione politica volta al contenimento delle emissioni. <<La vita ha modellato il clima terrestre. Il genere umano è stato solo la specie più recente a farlo>>, dice il meteorologo del MIT Emanuel Kerry. Oggi le conoscenze scientifiche ci consentono di essere la prima scpecie in grado di farlo in modo consapevole e sempre più rispettoso delle prossime generazioni che abiteranno il pianeta Terra.

Oggetto della legge
I risultati e le informazione contenute nel Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici, (oltre che gli aggiornamenti a venire) siano considerati materia di studio scolastico obbligatorio a tutti i livelli e gradi di istruzione, a cominciare dalle prime classi della scuola primaria, col fine di stimolare la comprensione dei cambiamenti climatici di origine antropogenica in atto, per promuovere consapevolezza e resilienza, per meglio poi attuare le strategie per la mitigazione degli effetti a lungo termine.

Art.1 
(Insegnamento quinto rapporto IPCC)

  1. A decorrere dall’anno scolastico 2015/2016, l’insegnamento delle informazioni contenute nel Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sono inserite come materia di studio obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle modalità seguenti:
    1. scuola primaria: terzo, quarto e quinto anno;
    2. scuola secondaria di primo grado: il primo, secondo e terzo anno;
    3. scuola secondaria di secondo grado: per tutti e cinque gli anni
  2. L’insegnamento del Quinto Rapporto IPCC per l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative ai fondamentali fisici, impatti, adattamento e vulnerabilità, mitigazione dei Cambiamenti Climatici in atto, comprendendo percorsi didattici, iniziative e incontri formativo-esperienziali finalizzati a informare e suscitare riflessioni in merito all'urgenza di agire. In particolare, per quanto riguarda il programma di studio dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, di cui al comma 1 lettera c), esso dovrà svolgersi per indirizzare ed incentivare la ricerca scientifica in merito.
    Art.2 
    (Norme di attuazione).
  1. Il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca provvede, con propri decreti, ad aggiornare e adeguare i piani di studio relativi all’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative al Quinto Rapporto IPCC e relativi aggiornamenti futuri al fine di inserire in essi l’insegnamento dei mutamenti climatici e le loro conseguenze.
  2. Le regioni e le province autonome con competenza legislativa riguardo ai sistemi educativi delle comunità linguistiche riconosciute, daranno attuazione alla presente legge nel rispetto dei principi di cui all’articolo 6 della Costituzione.

Art. 3.
(Clausola di invarianza finanziaria).

  1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.